Paolo Valzania

Lost in Translation – Ho parlato di emoji al WIAD 2026 di Cesena

Nel 2023, in Canada, un giudice ha stabilito che un pollice su 👍 inviato via SMS costituiva l’accettazione valida di un contratto commerciale. Il ricevente sosteneva di averlo mandato solo per confermare che aveva letto il messaggio. Il giudice non era d’accordo e al fornitre è costato 82.000 dollari.

Da questa notizia è partita la mia riflessione sulle emoji e così il talk che ho portato al World IA Day 2026 a Cesena, organizzato da Etnograph.

Il titolo Lost in Translation, il sottotitolo diceva già il resto: le emoji sembrano un linguaggio universale, ma non è sempre così.

Ho raccontato di come siamo arrivati fin qui, dalle emoticon testuali di Scott Fahlman del 1982 🙂 e :'( fino alle kaomoji giapponesi, passando per le prime emoji nel 1999, usate solo in Giappone fino al 2010, e poi esplose globalmente con Unicode 6.0.

Oggi siamo all’Emoji Version 17.0

Ma la cosa che ho trovato più interessante da raccontare non è la storia, è il problema di design che ci portiamo dietro da sempre: ogni piattaforma — Apple, Google, Samsung, Microsoft, WhatsApp, Twitter/X — disegna le emoji in modo diverso. Stesso codice Unicode, ma grafica diversa.

Questo crea non pochi problemi.

Il caso più clamoroso, dal punto di vista del design, è la pistola 🔫.

Nel 2013 tutte le piattaforme la disegnavano come un’arma vera. Nel 2016 Apple la trasforma in una pistola ad acqua. Nel 2018, Samsung, Google e Microsoft seguono. Twitter/X, invece, nel 2024, è tornato a una pistola realistica.
Stesso emoji.
Piattaforme diverse.

Messaggi diametralmente opposti.

E poi c’è il caso Jessica Chastain
Un ‘esempio più efficace di come un problema di design possa diventare un problema di reputazione personale.
Nel 2018, l’attrice usò su Twitter una emoji “scioccata”, a chi la leggeva su Samsung la vedeva come una faccia sbavante.
Quello che lei voleva comunicare e quello che il suo pubblico riceveva erano due cose completamente diverse.

Ho parlato anche di come le emoji svolgano due funzioni linguistiche distinte: una tonale (accompagnano il testo, lo colorano emotivamente) e una di contenuto (sostituiscono le parole).

Usarle in funzione di contenuto a volte è rischioso, perché il messaggio dipende interamente da chi lo riceve e da che dispositivo usa…

Ho fatto un quiz con canzoni da indovinare attraverso le emoji, che ha aiutato a capire quanto siamo bravi a decodificare certi messaggi visivi.

La chiusura della talk era questa, ed è quella che mi porto dietro anche nel lavoro quotidiano da visual designer:
Il design è responsabilità. Il compito non è abbellire la comunicazione. È garantire che il messaggio inviato sia il messaggio ricevuto.

È stata una mattina bellissima. Ho ritrovato una comunità di persone che si fanno domande serie sulla comunicazione, sull’architettura dell’informazione, sull’esperienza utente.
Ho incontrato un sacco di amici e colleghi.

Grazie a Etnograph per l’organizzazione, e grazie a tutti quelli che erano con noi alla sala della Biblioteca Malatestiana.

Comments

  • Marzo 12, 2026

    Bella lì Spot! Grande!Saluti da MilanoAndreaInviato da iPhone

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